Storia

L'esistenza di Falerio Picenus è attestata da diversi storici dell'antichità. Balbo, agrimensore di Augusto, in alcuni suoi frammenti raccolti da Frontino, recita:

"Ager Falerionensis limitibus maritimis et Gallicis est adsignatus". Plinio il Vecchio, nella Storia Naturale, ne menziona l'etnico elencando le popolazioni della V Regio Augustea: "In ora Cluana, Potentia, Numana a Siculis condita ... intus Auximates, Veregrani, Cingulani, Cuprenses cognomine Montani, Falarienses, ...".

Incerto è il periodo della fondazione di Falerio. Il rescritto imperiale di Domiziano, datato 82 d.C. e relativo alla lite tra Faleronesi e Fermani sui subseciva, prova che già nel periodo augusteo Falerio doveva essere un centro importante, forse una colonia dedotta in età precedente.

Afferma infatti il Mommsen, nel suo "Corpus Iscritiones Latinàfflit", che Falerio risale ad una assegnazione di terre successiva alla battaglia di Azio del 31 a.C., con una sottrazione di territori a danno di Fermo. Prova questa che già alla metà del primo secolo la colonia godeva di particolare favore presso il potere centrale.

Motivo di prestigio per la città era sicuramente il Teatro: sappiamo che verso la metà del secondo secolo d. C. fu abbellito dalle statue donate ai Faleronesi da Antonia Picentina, sacerdotessa di Faustina Maggiore e moglie di Antonino Pio. Lo conferma anche Svetonio, dicendo nella sua Vita Augusti che Ottaviano volle la colonia "quasi simile a Roma".

Anche se intorno alla fine del VI secolo la popolazione, a seguito delle frequenti incursioni barbariche, fu costretta a risalire la vicina collina sviluppando il centro urbano di Falerone, di certo l'antico sito fu frequentato fino al X secolo.